Il Tema

Licanìas 2026

DESTINI

Dal 2018 al 2025 il festival Licanìas ha seguito un percorso tematico che, di anno in anno, ha costruito una mappa sensibile delle trasformazioni culturali e simboliche del nostro tempo: Radici (2018), Mutazioni (2019), Intorno al futuro (2020), Imagine (2021), Periferie (2022), Muri (2023), Terra! (2024), Libertà (2025). Questo cammino, che attraversa identità, cambiamento, visioni, marginalità, conflitti, territorio e diritti, delinea l’immagine di un festival capace di tenere insieme profondità e attualità, dimensione locale e apertura al mondo.

Nel 2026 ricorre il centenario del Premio Nobel a Grazia Deledda. Si tratta di un anniversario di straordinario valore simbolico, che parla non solo della più importante scrittrice sarda della storia e dell’unica donna italiana ad aver conseguito un Nobel per la letteratura, ma anche della sua capacità di portare nel cuore della cultura europea e mondiale la forza narrativa di una terra, di una comunità e di una visione etica ancora oggi attualissima. Questa ricorrenza offre al festival l’occasione rara di allineare la sua traiettoria recente con un orizzonte culturale più profondo e di proporre un tema che sia insieme un omaggio e un rilancio.

Per raccordare organicamente il percorso tematico del festival con la ricorrenza del centenario deleddiano, e per offrire al contempo un orizzonte programmatico capace di interloquire con la contemporaneità, è necessario individuare una parola-chiave che funzioni da sintesi critica e da motore operativo. Questa parola deve riconoscere la centralità del paesaggio e della memoria nella nostra pratica curatoriale, riprendere le questioni già affrontate negli anni precedenti – l’origine, la trasformazione, i margini, la terra, la libertà – e aprire nuove possibilità per incontri, progetti interdisciplinari, pratiche di comunità e dialoghi tra arti, saperi e territori.

A tal fine si propone “Destini”, ovvero uno dei temi maggiormente ricorrenti e caratterizzanti la narrativa deleddiana.

“Destini” è una parola che appartiene al lessico più profondo dell’opera di Grazia Deledda e che, al tempo stesso, permette a Licanìas di estendere la propria ricerca verso questioni urgenti e attuali. Deledda ritorna ossessivamente sul destino umano come forza che segna le persone e dà loro una direzione spesso imprevista; come eredità delle origini, della terra e della comunità; come intreccio di libertà e necessità; come conflitto morale che ogni individuo porta dentro di sé. Nei suoi romanzi, infatti, il personaggio non è mai un essere isolato: è qualcuno che lotta con il proprio passato, con la propria colpa, con il peso delle tradizioni, con il giudizio della comunità, con il richiamo della natura e con l’inevitabilità del cambiamento. Questo nucleo tematico attraversa tutta la sua opera e conferisce ai suoi testi una tensione narrativa che unisce il dramma individuale a una più ampia interrogazione sul senso della vita.

Fin dalle opere della maturità, il destino appare come una forza che non schiaccia ma mette alla prova, offrendo sempre la possibilità di un mutamento. In Canne al vento Efix ricorda che «gli uomini son come canne: piegano, ma non si spezzano», immagine potentissima che restituisce l’idea di un’umanità fragile ma resistente, esposta al vento del caso e delle circostanze, ma capace di trovare nella flessibilità una forma di dignità e di forza. In La madre il giovane prete Paolo vive la sensazione lacerante di essere condotto verso ciò che non vorrebbe, «come se una mano invisibile lo guidasse», rivelando quanto per Deledda la battaglia destinica sia soprattutto interiore, fatta di oscillazioni, contraddizioni, cadute e riprese. In Cenere Anania comprende che il passato ritorna e «ciò che è stato» continua a esercitare la sua pressione sul presente, come se il destino fosse un cerchio che si chiude e riapre continuamente, chiedendo una presa di coscienza, non una semplice resa.

Da questo orizzonte narrativo, “Destini” emerge come una parola perfettamente in risonanza con la storia di Deledda e, contemporaneamente, con la traiettoria del festival. Il tema tocca le radici che definiscono ciò che siamo, ma anche le mutazioni che ci trasformano. Accarezza le periferie e i muri che spesso determinano la direzione delle vite, sottolinea il ruolo della terra come principio formativo e riconosce nella libertà la tensione più forte contro ogni destino imposto. Allo stesso tempo, “Destini” permette di affrontare questioni contemporanee come la traiettoria delle comunità, dei territori e delle lingue; le storie individuali in trasformazione e le loro rinascite; i destini ambientali legati a un pianeta che cambia; il destino delle donne, centrale nell’opera deleddiana e oggi di particolare urgenza; i destini immaginati che riguardano la possibilità di costruire futuri diversi; e infine i destini intrecciati delle culture e dei popoli che si muovono nel Mediterraneo, in un dialogo di incontri, migrazioni e scambi.

Proporre “Destini” come tema di Licanìas 2026 significa riconoscere che il destino è una delle grandi domande del presente: che cosa ereditiamo, da dove veniamo, quali forze ci orientano, quanto possiamo cambiare il cammino che ci attende. Significa soprattutto affermare che, nel centenario del Nobel a Grazia Deledda, il festival può farsi luogo di una riflessione ampia, letteraria e civile, capace di unire la memoria della scrittrice a un’indagine sulle storie che oggi ci attraversano.

“Destini” offre così un tema narrativo, simbolico e politico insieme: radicato nella tradizione e orientato al futuro, profondamente sardo e al contempo universale. Un tema che nasce dal cuore dell’opera di Deledda e che permette a Licanìas 2026 di parlare con forza alla contemporaneità, facendo della letteratura uno spazio di interrogazione condivisa: che cosa ci forma, che cosa ci sospinge, che cosa possiamo trasformare del cammino che ci è dato.